Skip to content

Free University of Bozen-Bolzano

UniNews

#farawaysoclose. “A Gerusalemme, seguo i corsi unibz e viaggio”

Un viaggio rocambolesco, quasi da spy story mediorientale, per arrivarci. A causa del covid-19 l’esperienza israeliana di Gaia Tovaglia è partita in salita ma la sua caparbietà ha vinto.

La studentessa, al terzo anno del corso di laurea in Design e Arti, aveva deciso di partire alla volta di Gerusalemme per frequentare un semestre alla Bezalel Academy of Arts and Design dove avrebbe voluto imparare i segreti della lavorazione della ceramica. Ci è mancato un soffio che il coronavirus cancellasse i voli per la Terra Santa, assieme ai suoi progetti formativi. “Sono arrivata per il rotto della cuffia, il giorno prima che si chiudessero le frontiere per gli italiani”, spiega al telefono dalla sua stanza a Gerusalemme, dove l’abbiamo raggiunta mentre stava aspettando di assistere a un seminario online della sua Facoltà in unibz. È stato solo grazie al suo doppio passaporto che Gaia è riuscita a partire senza alcun problema da Vienna, come cittadina austriaca, alla volta di Israele. 

Questo escamotage le aveva quasi consentito di superare l’obbligo di quarantena introdotto per tutti i viaggiatori provenienti dall’Italia. Però, i suoi compagni di appartamento appena conosciuta la sua vera provenienza hanno informato – a fin di bene, si immagina –  le autorità sanitarie. “Così il mio semestre a Gerusalemme è iniziato con 14 giorni di reclusione”, racconta con il sorriso di chi non si lascia demoralizzare facilmente dalle avversità. 

Mentre stiamo parlando in videochiamata, dalle tapparelle abbassate filtra molta luce. Il caldo di questi giorni, in Israele, è soffocante. Ieri la temperatura ha raggiunto i 42 gradi: un’ondata di calore anomala anche a detta dei cittadini israeliani. Ciò ha spinto tantissime persone a riversarsi sia nei parchi che – ad esempio a Tel Aviv – sulle spiagge, nonostante i richiami alla prudenza delle autorità. “Dopo la fine del lockdown da metà marzo alla settimana scorsa, la gente è come se si fosse completamente dimenticata del virus”, commenta la studentessa. 

Nonostante la maggior parte degli esercizi commerciali abbia riaperto i battenti, l’università rimane chiusa. Gaia è riuscita ad andarci solo un paio di volte: “Le misure di sicurezza sono molto severe. Tutto il perimetro dell’area è circondato da filo spinato, con le guardie all’ingresso che ti perquisiscono”. Le lezioni dell’accademia sono state trasferite online abbastanza tardi ma essendo la specializzazione in lavorazione della ceramica prevalentemente pratica, a Gaia non è rimasto altro che portarsi avanti con i progetti dei corsi frequentati dalla distanza alla Facoltà di Design e Arti. “Adesso riesco anche a vedermi con alcuni compagni dell’università di Gerusalemme, conosciuti grazie al gruppo whatsapp. Così almeno l’esperienza di studio all’estero non è solo virtuale”, commenta. 

Di questi mesi in Israele, a Gaia rimane il cruccio di non aver potuto approfondire la disciplina per la quale aveva scelto la Bezalel Academy e si era decisa per Israele invece di scegliere la Germania come destinazione per un semestre all’estero. “Ritornerò a metà luglio in Italia”, conclude, “Forse non farò in tempo a ritornare all’università però approfitterò di questi mesi per conoscere meglio le varie anime di Gerusalemme, i suoi quartieri, e per esplorare le diverse parti di questo affascinante Paese vissuto in un’epoca decisamente speciale”. 

(zil)