Skip to content

Free University of Bozen-Bolzano

UniNews

#farawaysoclose. I miei tre mesi in casa, sperando di tornare in aula

La linguista Silvia Dal Negro ha trascorso la clausura anticovid-19 a Crema, in una delle province più colpite d’Italia. Tra lezioni online, nuovi paper e lavoro nell’orto di casa.

Raggiungiamo al telefono Silvia Dal Negro, professoressa di Linguistica alla Facoltà di Scienze della Formazione, nella sua città di origine. La conversazione si apre parlando degli aspetti più difficili degli ultimi tre mesi. “Crema si trova proprio nel cuore di una delle zone con il maggior numero di morti e malati d’Italia”, racconta, “le giornate, soprattutto nei primi tempi, erano percorse dall’urlo delle sirene. È stato molto pesante. Fortunatamente io e la mia famiglia non siamo stati toccati in prima persona ma conosciamo tanti che invece hanno vissuto dei lutti”. 

Adesso, anche nella cittadina di pianura la vita ha riacquistato una parvenza di normalità: diminuita la frequenza del passaggio di ambulanze, è stato rimosso anche l’ospedale da campo montato nei momenti più bui dell’emergenza ed è partita anche la squadra di medici cubani che era venuta in aiuto. Dopo le iniziali considerazioni sullo sconvolgimento che il covid-19 ha portato nelle vite di tutti quanti, la docente racconta di come la possibilità di avere un giardino e un orto e di essere vicina anche alla campagna, l’abbia aiutata a tenere la mente sgombra nei momenti in cui non stava lavorando per l’università e per le sue ricerche. “Appena potrò tornare a Bolzano, porterò con me la marmellata di ciliegie più buona fatta negli ultimi anni, a chilometro zero”, afferma ridendo. 

Attualmente, Dal Negro è impegnata nel corso di linguistica per gli studenti e le studentesse del primo anno di Scienze della Formazione primaria. Il suo grande rammarico è dato dall’interazione mancante, fortemente condizionata dal mezzo. “Io sono abituata a scrivere tanto alla lavagna ed è un metodo che, per quanto possa sembrare arcaico nell’epoca in cui tutto si fa sulla rete, serve a me e a chi frequenta le mie lezioni a seguire meglio il ragionamento e a costruire insieme conoscenza”, spiega. A suo parere, la spiegazione in presenza permetteva uno scambio e un coinvolgimento che non si ritrova nella sua versione dematerializzata. 

Dell’esperienza di questi mesi, non tutto però è da scartare, trova la docente. “Ad esempio, se in precedenza non potevo partecipare ad alcuni convegni o workshop, adesso è molto più facile”, sottolinea, “oggi, per esempio, interverrò sulla minoranza linguistica germanofona nell’ambito di una serie di lezioni sulle minoranze linguistiche italiane che un collega dell’Università di Torino ha organizzato nel suo ateneo”. Spera che in un futuro prossimo le lezioni– covid-19 permettendo – possano tornare in presenza o, nel peggiore dei casi, in modalità blended , ovvero prevedere l’alternanza di online e presenza. “Solo online, soprattutto un’università piccola e che ha fatto della relazione professore-studenti la sua particolarità come unibz, perde l’anima”, conclude la docente che, almeno in autunno, immagina la possibilità di sfruttare gli spazi aperti per fare lezione, “sarebbe insolito e va verificata la possibilità ma perché non provarci? Con alcuni colleghi potremmo inventarci qualche strategia innovativa e recuperare così il confronto diretto con i nostri studenti”. 

(zil)