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Libera Università di Bolzano

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"Saremo il fiore all'occhiello di unibz"

Traghettare la Facoltà di Scienze della Formazione verso la maturità, regalandole una nuova centralità sociale e culturale. Paul Videsott, preside a Bressanone, spiega i suoi progetti.

Non nasconde le sue ambizioni il nuovo preside, Paul Videsott. Il docente di Filologia romanza e di ladinistica che ha da poco sostituito la prof.ssa Liliana Dozza, desidera non solo che la Facoltà avanzi nei campi della didattica e della ricerca, come è lecito attendersi da un’istituzione accademica, ma anche che diventi un punto di riferimento e di attrazione per la città di Bressanone e le valli vicine.

Questo compito non la spaventa?
No, si tratta di un incarico che fa parte della vita accademica. So che c’è da lavorare tanto e questa sfida mi motiva. Non avevo molta esperienza amministrativa, ma nel frattempo sono riuscito a mettere a fuoco le problematiche di tipo burocratico che l’incarico di preside di una Facoltà comporta. La mia idea è quella di consolidare i tre tradizionali pilastri su cui si regge l’università: didattica, ricerca e terza missione, ovvero il rapporto con il territorio.

Pensa a qualche esempio in particolare da cui trarre ispirazione?
Quando mi trovavo in Canada per ragioni di lavoro, mi ha colpito vedere come, allo stesso modo dei negozi aperti 24 ore al giorno, anche la biblioteca dell’università fosse costantemente accessibile. Il commercio godeva della massima libertà ma, al tempo stesso, anche il tempio della cultura, l’università, rimaneva aperto ed altrettanto accessibile giorno e notte. Il parallelismo mi sembrava vincente. Mutatis mutandis, si potrebbe fare anche da noi. Rafforzare la presenza e il legame con la cittadinanza è possibile e, in questo senso, abbiamo ricevuto dei segnali incoraggianti da parte dell’amministrazione cittadina. Poi, prevediamo di offrire un programma di Studium Generale qui a Bressanone, in collaborazione con lo Studio Teologico, più calibrato sulle materie umanistiche che ci caratterizzano.

Liliana Dozza ha guidato la Facoltà per tre anni. Quale è la sua eredità?
Anzitutto desidero ringraziarla per il grande lavoro che ha svolto. Se non fosse stato per il suo impegno, probabilmente non avremmo il corso di dottorato in pedagogia. Inoltre non dimentichiamo il grande sforzo che ha compiuto dirigendo la rimodulazione del corso di Scienze della Formazione primaria, assieme alle tre Intendenze scolastiche. La prof.ssa Dozza ha saputo dare valore alla formazione pedagogica e ha voluto che fosse organizzata per rispondere al meglio alle esigenze del territorio.

Quando si potranno raccogliere i frutti di questo cambiamento del percorso di formazione degli insegnanti?

È presto perché la rimodulazione è appena partita. Ora però i primi due anni del corso quinquennale offrono una preparazione sulle materie teoriche fondamentali. I due anni successivi sono focalizzati sulle didattiche delle discipline con corsi specifici incentrati sulla scuola dell’infanzia e primaria; l’ultimo anno infine rappresenta la transizione verso il mondo del lavoro. Adesso abbiamo un tirocinio spalmato su tutti i cinque anni. I crediti per la pratica lavorativa sono stati raddoppiati esaurendo tutte le possibilità garantiteci dall’autonomia per cercare di equilibrare prassi e teoria.

Si è parlato della formazione di docenti plurilingui in grado di insegnare indifferentemente nei diversi sistemi scolastici dell’Euregio. Quanto è praticabile quest’ipotesi?
Il mio sogno è formare una generazione di insegnanti di eccellenza che rispecchino la ricchezza multilingue del Tirolo storico, che esisteva prima dell’attuale Euregio. L’idea è di organizzare la formazione in diverse sedi - Rovereto, Bressanone e Innsbruck - prendendo le cose migliori dei due sistemi scolastici: quello germanico - invidiabile per quanto riguarda il contatto tra mondo della scuola e lavoro - e quello italiano, avanti sui progetti di integrazione e attenzione alle lingue. Bisogna che impariamo a fare tesoro della posizione eccezionale del Tirolo e formiamo professionisti in grado di viaggiare tra le culture.

L’innovazione didattica riguarda solo Scienze della Formazione primaria?
No, un nuovo corso di laurea magistrale potrebbe essere dedicato allo studio e valorizzazione delle lingue del territorio: ladino, cimbro mocheno, dialetti tedeschi, varietà regionali dell’italiano. Non mi risultano esistano corsi di questo tipo, in Italia, e quello che ho in mente dovrebbe unire i territori di Trento e Bolzano. Da secoli, nel nostro territorio le lingue dialogano e si mescolano. È indispensabile valorizzare questa specialità.

Senza trascurare la formazione sulla lingua e cultura ladina.
Sono molto orgoglioso di Antropolad, un progetto avviato da poco con cui abbiamo addirittura ampiamente superato il tetto massimo di iscrizioni. Si tratta di un corso di formazione sviluppato con l’Università di Trento e con la scuola di Fassa che ci vede capofila. Ognuno dei partner coinvolti ci ha messo quello che sa fare meglio: Trento le competenze in ambito antropologico e noi quelle di lingua e cultura ladina. Ne è nata una fenomenale sinergia che permetterà a chi lo frequenterà di ottenere crediti utili, con una concreta spendibilità nel mondo del lavoro.

Altre possibilità?
Potremmo puntare su un ambito all’avanguardia in cui le lingue si sposino con l’informatica e la digitalizzazione, ovvero offrire un corso di laurea in digital humanities che formi esperti nella documentazione digitale della lingua. In questo, saremmo facilitati da un corpo docente e di ricercatori in linguistica che è fortissimo e apprezzato a livello nazionale e internazionale.

Nel campo della ricerca, quali sono gli obiettivi che si prefigge la Facoltà, con questo Suo nuovo corso?
Abbiamo creato nove cluster di ricerca: dalla linguistica, alla pedagogia, dalla psicologia alle arti e alla matematica. I docenti vi sono rappresentati a prescindere dalla loro appartenenza linguistica. Ciò rompe la logica delle sezioni italiana, tedesca e ladina. Il contenuto è condiviso ma ci sono quattro punti di vista culturali e di tradizione scientifica diversi: italiano, tedesco, ladino e inglese. La sfida che ho lanciato ai miei colleghi - e che è stata raccolta - è che in ognuno di questi cluster di ricerca si arrivi ad essere nelle prime dieci posizioni nelle classifiche nazionali nei prossimi tre anni. Il potenziale c’è. Nella mia logica avvicinarsi a un traguardo ambizioso è meglio che raggiungere un traguardo facile.

Arriviamo alla sua ricerca, invece: ha ancora qualche ritaglio di tempo da dedicarle?
Dopo un periodo intenso di inserimento nella logica amministrativa, ora, alla sera, riesco a ritagliarmi qualche ora per dedicarmi ai miei studi. Sta per essere pubblicato il primo volume del dizionario storico del ladino che racchiude tutto il ladino documentato. Poi, ovviamente, continuo con la filologia romanza e lo studio del francese antico che mi dà l’opportunità di sfruttare i contatti internazionali. Recentemente sono stato nominato vicedirettore, il primo non francese nella storia, della rivista internazionale di filologia romanza Revue de Linguistique Romane.

(zil)