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Free University of Bozen - Bolzano

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"Vogliamo provare a costruire un nuovo paradigma delle scienze sociali"

Come innovare il settore sociale attraverso il lavoro degli artisti? Ne parliamo con Roberto Farneti, organizzatore della conferenza su Arte e Innovazione Sociale che si aprirà oggi in F6.

Si inaugura oggi, nel campus di Bolzano, la conferenza sull’innovazione nel sociale e nell’arte. Abbiamo chiesto al prof. Roberto Farneti, che ha ideato l’evento, di spiegarci quali ne saranno le tematiche centrali e – perché no? – le ambizioni dei protagonisti.

Prof. Farneti, perché questi due giorni su innovazione nel sociale e nell’arte?
Vorremmo provare a costruire un nuovo paradigma delle scienze sociali, riformando in certo modo il loro linguaggio di pertinenza, linguaggio che soffre di astrazione e formalizzazione eccessive e che è sempre più distante da un proprio pubblico. L’idea è quella di usare l’arte contemporanea come elemento architettonico capace di dare struttura al discorso scientifico allo stesso tempo drammatizzandolo. Ci siamo accorti che in fondo scienziati sociali e artisti si occupano delle stesse cose, integrazione, uguaglianza di genere, sovranismi che si stanno affermando un po’ ovunque… abbiamo scoperto quasi per caso che di un tema sensibile come l’occupazione della fabbrica Maflow di Trezzano si è occupato un artista di Vienna, Oliver Ressler, e uno scienziato politico di Padova, Paolo Graziano, che è anche docente a contratto qui in unibz, e abbiamo pensato di invitarli a dialogare per capire come i loro linguaggi potevano integrarsi.

Qual è il vostro obbiettivo?
Direi quello di provare a costruire una nuova modalità di dialogo tra discipline e arte. Puntiamo a dimostrare che non è vero che l’aula universitaria sia l’unica pertinenza del discorso scientifico e non è neppure vero che le pratiche dell’arte contemporanea sono leggibili solo attraverso il medium della curatela. L’intenzione è pensare in grande, e navigare senza mappa, perché il terreno è nuovo.

Esistono già esempi cui ispirarsi?
Penso al video “Border People” di Elena Barabantseva (Università di Manchester). Barabantseva è una scienziata sociale che usa stilemi, linguaggio, tecniche di montaggio dell’arte contemporanea, condividendone i luoghi dedicati - il museo -, per parlare di cose di cui le scienze sociali hanno a lungo parlato con media collaudati e forse esausti. Bill Callahan, della London School of Economics, usa invece il video per compensare a questo difetto di dramma, a questa aridità, o asciuttezza, o povertà di simboli e di forza esemplare del linguaggio delle scienze sociali. Il luogo di questo progetto incubativo è un’Università, non un museo, perché è al nostro linguaggio, non a quello dell’arte, che si attribuisce una capacità di ispirare azioni e politiche pubbliche. Mi interessa il linguaggio delle scienze sociali, meno quello della curatela o della critica, per questa sua innegabile prossimità con questa dimensione attuativa delle politiche pubbliche.

E unibz, come si sta muovendo su questo terreno?
La Libera Università di Bolzano coltiva questa prossimità attraverso azioni e strumenti come il Social Impact Lab, il NOI, e con misure e pratiche di “Terza Missione,” ma quello che forse manca è una drammaturgia, un’estetica capace di rendere quel linguaggio più penetrante e pervasivo. 

Chi avete invitato a riflettere con voi? 
Con Ressler dialogheranno Graziano, come dicevo, ma anche un altro docente unibz, Urban Nothdurfter. Ci sarà poi anche Stefano Baia Curioni, un economista della Bocconi che è anche Presidente della Fondazione Palazzo Te di Mantova e che condividerà la sua esperienza a cavallo tra i due campi. Tra i docenti di unibz, Federica Viganò chiuderà la conferenza con un intervento sulla misurazione dell’impatto sociale delle politiche culturali. Poi Pier Luigi Sacco, che si occupa di welfare culturale ed economia dell’arte e parlerà proprio del tema del workshop, ovverosia arte e innovazione sociale. Poi ci sono gli artisti, non solo Ressler ma anche Ciprian Muresan e Silvia Giambrone. Silvia ha vinto di recente il premio della VAF Stiftung e un suo video, che mostreremo, è entrato nelle collezioni del MART. Ciprian è invece già noto al nostro pubblico, nel giugno 2013 aveva proiettato sue animazioni sulla facciata di Museion.

Al convegno parteciperanno anche due curatori: Richard Martin, della Tate Gallery di Londra, e Francesca Guerisoli, responsabile artistica della Fondazione Pietro e Alberto Rossini di Briosco. Quale sarà il loro apporto?
Il fatto che vi sia, come è stato scritto, “un interesse crescente nell’uso di tecniche di pensiero visivo per promuovere il pensiero concettuale” può sembrare scontato e si potrebbe obiettare che gli artisti quel lavoro di promozione lo hanno già fatto. Ma lo hanno fatto attraverso azioni performative spesso suggestive ma in cui il senso resta spesso inarticolato: l’effetto è quello di impressionare piccole platee e di trovare veicoli di trasmissione e linguaggi inadeguati. Richard Martin si occupa dei programmi pubblici, quindi è posizionato marginalmente nella professione e può aiutarci a rompere questa logica delle pertinenze esclusive, degli spazi chiusi e dei pubblici dedicati. Francesca Guerisoli ci parlerà di uno dei più importanti parchi dedicati all’arte contemporanea in Europa, gestito da una Fondazione con ricadute sul territorio in termini di progetti per famiglie e scuole e di disseminazione sul territorio di iniziative sociali, in cui la pratica artistica è veicolo di innovazione.

Per questo convegno avete attivato anche collaborazioni con istituzioni che si occupano dell’impatto sociale dell’arte e del social tout court. È così? 
Vorremmo che il workshop fosse un’occasione per tessere una trama di relazioni funzionali a obiettivi sensibili, come integrazione e sviluppo. Ne è prova la collaborazione con partner esterni come SIS – Social Innovation South Tyrol e CLS, rispettivamente un consorzio di cooperative e un centro di formazione la cui mission consiste nella formazione al lavoro, in buona parte attraverso laboratori artistici, come strumento di integrazione e innovazione sociale.

(zil)

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