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Free University of Bozen - Bolzano

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Il processo partecipativo alla base del nuovo quadro di riferimento educativo per la prima

Pedagogiste della Facoltà di Scienze della Formazione ed esperte e operatori dal mondo delle strutture per la prima infanzia stanno elaborando gli standard per un’assistenza di alta qualità.

Pedagogiste della Facoltà di Scienze della Formazione, l’Agenzia per la Famiglia della Provincia Autonoma di Bolzano, esperte provenienti dal mondo delle strutture per la prima infanzia e delle scuole professionali per le professioni sociali della provincia stanno collaborando per definire le linee-guida del programma che riguarderà la formazione, educazione ed assistenza ai bambini fino a tre anni in Alto Adige. La terza riunione operativa si è tenuta questo giovedì, 4 dicembre, nel campus di Bressanone. Al centro dell’incontro, la discussione sulle precondizioni e gli standard per un’assistenza di alta qualità ai bambini nella prima fase dello sviluppo.

Recenti studi dimostrano che i bambini che hanno frequentato una struttura per la prima infanzia per almeno un anno prima dei tre anni di età posseggono un vantaggio educativo in termini di sviluppo linguistico-cognitivo e di competenze sociali che è evidente almeno fino al termine della scuola primaria. In Italia, ad esempio, ciò è documentato nel rapporto di quest’anno “Il miglior inizio” dell’associazione “Save the children”. Il Consiglio europeo fa inoltre riferimento ai benefici sociali di un’assistenza all’infanzia di alta qualità: lo testimoniano studi comparativi internazionali come PIRLS e PISA, in cui i bambini ottengono punteggi più elevati per quanto attiene alle competenze linguistiche e in matematica. 

In Alto Adige, negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata sull’ampliamento dell’offerta provinciale di posti nelle strutture. Il programma in fase di sviluppo si focalizzerà invece su come sia possibile creare un’ulteriore garanzia di qualità per i servizi di assistenza alla prima infanzia, per mezzo della definizione di linee-guida dedicate. Su incarico della Provincia Autonoma di Bolzano, la prof.ssa Ulrike Loch e la ricercatrice Laura Trott, entrambe docenti della Facoltà di Scienze della Formazione, hanno lavorato per un anno al primo quadro di riferimento per questa fascia di età. Il processo partecipativo adottato contraddistingue la scelta metodologica. “Fin dall'inizio, la nostra idea è stata quella di sviluppare il quadro di riferimento attraverso una stretta collaborazione con tutti i partecipanti, in modo da tenere conto delle condizioni e delle specifiche esigenze locali e ottenerne così la massima accettazione possibile”, sottolinea Loch. 

Per questa ragione, per un anno pedagogiste e pedagogisti dell’Agenzia per la Famiglia, professioniste del settore (collaboratori e collaboratrici di asili nido, microstrutture e servizi Tagesmutter) e delle scuole professionali Hannah Arendt ed Emmanuel Lévinas si sono confrontate in focus group e seminari con le ricercatrici di unibz. I temi al centro degli incontri erano i seguenti: qualità dell’interazione, sviluppo del linguaggio, collaborazione tra famiglia e personale educativo, ambiente di vita e spazio sociale e formazione. I risultati dei singoli focus group sono stati presentati ieri e costituiscono la base per future discussioni. Al workshop di ieri, è intervenuta anche la prof.ssa Anna Aluffi Pentini dell’Università di Roma Tre che ha presentato una relazione sull’importanza delle relazioni per lo sviluppo dei bambini in famiglia e nelle istituzioni. Un intervento importante, considerato che un obiettivo del lavoro è l’incremento della qualità della cooperazione tra i servizi di assistenza all’infanzia e le famiglie dei bambini. 

“Mentre in letteratura l’attenzione si concentra sulla cooperazione tra genitori e professionisti dell’assistenza, il processo altamente partecipativo che abbiamo prediletto ci ha portato a concludere che nella specifica realtà altoatesina dovrebbe essere coinvolta l’intera famiglia, compresi i nonni e altri parenti, figure altrettanto fortemente coinvolte nella crescita dei bambini”, sostiene Ulrike Loch. Secondo la sociologa, ciò che caratterizza il quadro di riferimento sono proprio le peculiarità della società altoatesina come il multilinguismo o il fatto che qui, rispetto a grandi città, i bambini quando entrano nelle strutture sono tendenzialmente più grandi; solitamente in Alto Adige i bambini frequentano tali servizi a partire dal primo anno di vita. 

Dopo la conclusione del workshop di ieri, nei prossimi mesi i partecipanti svolgeranno un intenso lavoro di messa a punto del piano. Una prima versione sarà poi presentata nella primavera del 2020 all’assessore alla Famiglia Waltraud Deeg e a tutte le parti coinvolte. Tuttavia, il risultato di questo intenso lavoro non sarà limitato a fissare standard educativi uniformi - per tutti e tre i gruppi linguistici - per l’assistenza ai bambini più piccoli. “L'intenso confronto avviato tra ricercatrici e professionisti è stato così proficuo e stimolante che ci è già stato espresso il desiderio di una continuazione della cooperazione per l’implementazione del quadro di riferimento stesso”, conclude Ulrike Loch. 

zil/12/06/2019