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“Giustizia riparativa per superare la logica del castigo”

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“Giustizia riparativa per superare la logica del castigo”

Intervista con la prof.ssa Kolis Summerer, docente di Diritto penale alla Facoltà di Scienze della Formazione, che co-organizzerà il convegno sulla giustizia riparativa che si terrà a Merano il 15 novembre.

Il convegno “La giustizia riparativa come risorsa per il benessere della comunità”, co-organizzato dal Comune di Merano assieme al Centro regionale di giustizia riparativa, le comunità comprensoriali Burgraviato e Valle Isarco, il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della giustizia e il Comune di Merano e le collaborazione delle Università di Trento e di Bolzano (Scienze della Formazione) si svolgerà lunedì 15 novembre, dalle 9.00 alle 12.00, nella sala civica del Comune di Merano (via Otto Huber 8).

Prof.ssa Summerer, cos’è la “giustizia riparativa”?

Si tratta di un modello alternativo di giustizia che muove dal superamento della logica del castigo per proporre un’interpretazione relazionale del conflitto. Lo scopo è promuovere la riconciliazione tra l’autore del reato e la vittima e riparare le conseguenze negative del reato. Prevede, se vi è la disponibilità in tal senso, il coinvolgimento attivo della vittima, dell’autore di reato e della comunità di riferimento.

Quali sono gli strumenti di cui si serve?

Lo strumento più utilizzato è la mediazione penale, ma si stanno aprendo le porte, con un successo crescente, a forme di mediazione allargata, come il circle process o il family-group conferencing. Nel corso del convegno si parlerà di alcune esperienze caratterizzate dall'utilizzo di questi strumenti.

Su quali aspetti della giustizia riparativa verteranno gli interventi del convegno?

Il convegno vedrà la partecipazione di uno dei massimi esperti del tema - Adolfo Ceretti - cui è affidata la relazione introduttiva, in dialogo con Elena Mattevi, docente di diritto penale dell’Università di Trento. A Katja Holzner, mediatrice dell’ufficio di Bolzano del Centro di giustizia riparativa della Regione  Trentino-AltoAdige/Südtirol sarà invece affidato il compito di raccontare come si fa giustizia riparativa sul territorio regionale e in particolare in provincia di Bolzano. La proiezione in anteprima del video del progetto permetterà di dare uno sguardo generale sul progetto “Giustizia riparativa nelle comunità: dalle riflessioni all’azione sul territorio”, mentre Paola Santoro, direttrice del Distretto sociale di Merano, rifletterà sui risultati del progetto di mediazione sociale realizzata nella comunità comprensoriale Burgraviato. Nell’ultimo intervento, sul piano del metodo, Sara Bassot, mediatrice, descriverà gli strumenti utilizzati dallo sportello di mediazione, evidenziandone criticità e potenzialità. È prevista anche la testimonianza di una persona che ha partecipato ad una mediazione allargata realizzata nel Comune di Merano.

Ci sono attività di ricerca di unibz in questo campo?

La partecipazione al convegno rappresenta un passo avanti verso il consolidamento di un network e consentirà di avviare nuovi progetti con i partner dell’iniziativa. Inoltre, nei corsi di laurea di Servizio sociale e per Educatore sociale presso la Facoltà di Scienze della Formazione il tema della giustizia riparativa è oggetto di diverse tesi di laurea condotte in collaborazione con enti e associazioni del territorio.

Esistono esperienze interessanti in Alto Adige? 
La mediazione penale è utilizzata da anni dal Centro di Giustizia Riparativa della Regione e, per quanto riguarda l’ambito minorile, dall’Associazione La Strada-Der Weg. La  peculiarità di questo progetto, fortemente voluto dal  Centro di Giustizia Riparativa della Regione e dai partner istituzionali come l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Bolzano e l’Ufficio Servizio Sociale Minorenni di Bolzano, è legata al fatto che si è voluto provare ad uscire dai binari più tradizionali della giustizia riparativa, per sperimentarla nella comunità, per aiutare quest’ultima, insomma, a gestire e trasformare i conflitti in modo che essi non diventino distruttivi e disgreganti, ma siano invece occasione di dialogo e di costruzione di legami sociali.

Immagine: Tingey Injury Law Firm su unsplash.com

(zil)

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