Governare il suolo insieme: il ruolo delle comunità e delle cooperative nelle aree rurali fragili
La conferenza Aree Fragili 2026, intitolata Vuoti e appetiti: il futuro del suolo nelle aree rurali fragili, ha evidenziato l’importanza di creare spazi in cui ricercatori e professionisti possano confrontarsi e riflettere insieme sul futuro dei territori rurali.
La sessione 3, dedicata all’economia sociale e alle cooperative di comunità, ha offerto spunti particolarmente rilevanti per chi si occupa di governance del suolo come bene comune. Sabina Polidori (INAPP) ha sottolineato come, nelle aree rurali fragili, il suolo sia plasmato da tensioni, conflitti e pratiche di rigenerazione situate. Piuttosto che concentrarsi su “buone pratiche” da replicare, è fondamentale riconoscere il valore di esperienze positive e specifiche dei contesti locali. Con l’intensificarsi della competizione per l’uso del suolo, diventano sempre più importanti nuove forme di governance condivisa e di monitoraggio civico. In questo senso, la fragilità non è soltanto una condizione, ma un quadro relazionale: governare il suolo significa, in ultima analisi, governare le relazioni.
Il contributo di Ricardo Stocco, Andrea Zanzini, Ramona Casi, Michele Casali e Marta Monti ha illustrato come, nell’Appennino romagnolo, la fragilità del suolo rispecchi quella delle comunità locali. Riabitare questi territori è essenziale per rafforzare la resilienza del paesaggio. In questo contesto, le cooperative di comunità stanno emergendo come strumenti efficaci per la gestione collettiva della terra, la riduzione del rischio individuale e la creazione di condizioni organizzative che permettano alle persone di restare. Il loro lavoro dimostra che la governance collettiva non rappresenta una resistenza al cambiamento, ma un modo per immaginare nuove forme di abitare e di cura dei territori.
Eustachio Santochirico (Oltrelab) ha evidenziato il ruolo dell’animazione culturale nel riconnettere le comunità ai propri territori, richiamando l’esperienza del Parco di Craco, in Basilicata.
Infine, Debora Visentin ha presentato un approccio ai Payments for Ecosystem Services basato sulla comunità, che supera i limiti della mera monetizzazione e valorizza il capitale sociale esistente. Il suo lavoro indica la direzione verso modelli cooperativi e rigenerativi di governance del suolo, dell’acqua e del turismo locale, in linea con prospettive situate e orientate ai valori.
Discutere di suolo nelle aree rurali fragili significa, in ultima analisi, discutere di comunità, alleanze e responsabilità condivise. Se sostenuta da forme di governance collettive, creative e radicate nei contesti, la fragilità può diventare una forza generativa.